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Direttiva UE 2023/970: la rivoluzione della trasparenza retributiva in Italia

La Direttiva UE 2023/970 rappresenta uno degli interventi più incisivi dell’Unione Europea in materia di lavoro degli ultimi anni.
Approvata il 10 maggio 2023, essa mira a rafforzare il principio della parità retributiva tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, già sancito dall’art. 157 TFUE.
Gli stati membri sono obbligati a recepirla entro il 7 giugno 2026, introducendo norme nazionali vincolanti.
Il contesto di partenza è critico: nell’UE il gender pay gap medio è circa dell’11%, con effetti anche sul divario pensionistico (circa 25%).

2. Obiettivi strategici della direttiva

La direttiva si pone tre obiettivi principali:

  • Eliminare il divario retributivo di genere
  • Rendere trasparenti i sistemi salariali
  • Rafforzare i diritti dei lavoratori e i meccanismi di tutela

Il legislatore europeo individua nella mancanza di trasparenza uno dei principali ostacoli della parità salariale.

3. Ambito di applicazione

La normativa si applica:

  • A tutti i datori di lavoro, pubblici e privati
  • A tutti i lavoratori subordinati, inclusi dirigenti e contratti a termine
  • Anche ai candidati in fase di selezione

Copre quindi l’intero ciclo di vita del rapporto di lavoro, dalla selezione alla gestione retributiva.

4. Principio cardine: trasparenza retributiva

La direttiva introduce un vero cambio di paradigma: non basta più garantire la parità salariale, bisogna dimostrarla in modo oggettivo e verificabile.

4.1 Criteri retributivi oggettivi

I sistemi salariali devono essere:

  • Basati su criteri neutrali rispetto al genere
  • Costruiti su parametri misurabili e comparabili
  • Condivisi con i rappresentanti dei lavoratori

5. Obblighi per le aziende: cosa cambia concretamente

5.1 Trasparenza nelle offerte di lavoro

Le aziende devono:

  • Indicare la retribuzione o fascia salariale negli annunci
  • Comunicare tali informazioni prima del colloquio
  • Non chiedere la retribuzione precedente del candidato

Impatto: stop alla perpetuazione delle disuguaglianze pregresse

5.2 Diritto all’informazione dei lavoratori

I dipendenti possono richiedere:

  • Retribuzione media per ruolo o categoria
  • Dati disaggregati per genere
  • Criteri utilizzati per determinare i salari

L’azienda deve rispondere entro due mesi.

5.3 Accesso ai dati tramite rappresentanti

I rappresentanti dei lavoratori possono ottenere:

  • Livelli retributivi individuali e medi
  • Dati per gruppi omogenei di lavoro

Questo rafforza il controllo interno e il ruolo sindacale.

5.4 Obblighi di reporting sul gender pay gap

Le aziende devono pubblicare dati sul divario retributivo:

  • ≥ 250 dipendenti → ogni anno
  • 150–249 dipendenti → ogni 3 anni
  • 100–149 dipendenti → obblighi semplificati
  • < 100 dipendenti → facoltativo

5.5 Meccanismo di correzione del gap

Se emerge un divario ≥ 5% non giustificato:

  • Scatta una valutazione congiunta obbligatoria
  • L’azienda deve adottare misure correttive

6. Rafforzamento delle tutele legali

La direttiva introduce strumenti innovativi:

6.1 Inversione dell’onere della prova

In caso di contenzioso, è il datore di lavoro a dover dimostrare che non vi sia discriminazione.

6.2 Diritto al risarcimento

I lavoratori discriminati hanno diritto a:

  • Risarcimento integrale
  • Recupero delle differenze salariali

6.3 Sanzioni per le imprese

  • Sanzioni pecunarie
  • Esclusione da appalti pubblici
  • Perdita di incentivi

7. Impatti organizzativi e HR

La direttiva non è solo compliance normativa, ma implica:

7.1 Revisione dei sistemi retributivi

  • Strutturazione formale delle griglie salariali
  • Eliminazione della discrezionalità non giustificata

7.2 Data governance

  • Raccolta e gestione dati retributivi
  • Tracciabilità delle decisioni salariali

7.3 Employer branding

  • Maggiore trasparenza = maggiore attrattività

8. Implicazioni strategiche per le imprese

La direttiva trasforma la retribuzione da leva negoziale opaca a processo strutturato e difendibile.
Diventa quindi:

  • Elemento di governance aziendale
  • Fattore di riduzione del rischio legale
  • Leva di equità e sostenibilità ESG

9. Criticità e sfide applicative

9.1 Complessità operativa

  • Raccolta dati
  • Classificazione dei ruoli
  • Armonizzazione dei sistemi HR

9.2 Rischio contenziosi

  • Maggiore accesso alle informazioni → più cause

9.3 Impatto culturale

  • Superamento della cultura del “segreto salariale”

10. Conclusione

La Direttiva (UE) 2023/970 segna un cambio di paradigma radicale nel diritto del lavoro europeo:

  • Dalla tutela ex post → alla prevenzione
  • Dalla discrezionalità → alla trasparenza
  • Dal principio astratto → alla verificabilità concreta

Non si tratta solo di una normativa anti-discriminazione, ma di una riforma strutturale dei modelli retributivi e organizzativi.
Per le aziende, adeguarsi non è solo obbligatorio: è una trasformazione inevitabile verso modelli più equi, trasparenti e sostenibili.

Il nostro supporto: trasformare la compliance in valore reale

Adeguarsi non significa solo “fare un documento”. Significa ripensare il sistema retributivo nel suo complesso.
Per questo affianchiamo le aziende in un percorso completo:

  • Analisi del gender pay gap: rileviamo le differenze retributive e individuiamo le aree critiche.
  • Revisione delle politiche retributive: collaboriamo alla strutturazione di sistemi equi, misurabili e trasparenti.
  • Supporto alla compliance e al reporting: assistenza nella raccolta dati, reporting obbligatorio e adempimenti normativi.
  • Formazione HR e change management: accompagniamo il personale e i dirigenti nel cambiamento culturale e operativo.

Obiettivo: trasformare un obbligo normativo in un reale vantaggio competitivo, migliorando equità, trasparenza e sostenibilità all’interno dell’azienda.

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